Le campane di Ponteranica (BG) - Funebre
Ponteranica (BG) - Chiesa parrocchiale dei SS. Vincenzo & Alessandro M. - Concerto di 8 campane in Do3 fuse da Pruneri nel 1904 (Do3 e Re3 rifuse da A. Ottolina nel 1949) - Distesa a 5 campane e suono funebre della settima per il funerale del Parroco Don Sergio Scotti Don Sergio Scotti era originario di Bruntino. Era stato ordinato sacerdote il 20 giugno 1987 dal cardinale Carlo Maria Martini nella cattedrale di Bergamo. Il cardinale di Milano aveva sostituito nell’occasione il vescovo Oggioni perché malato. Don Sergio fu subito destinato come vicario parrocchiale di Santa Caterina in città (1987-1994). Poi le altre tappe di un ministero vissuto in pienezza di spirito: segretario dell’Opera San Gregorio Barbarigo e Vocazionista Diocesano per gli adolescenti (1994-1997), direttore della Casa dello Studente “Giovanni XXIII” (1997-2003) e successivamente vicario parrocchiale del Sacro Cuore in città e direttore della Scuola “Beato Nicola Barrè”. Dal 2008 era parroco di Ponteranica. L’anno successivo gli era stata affidata anche la parrocchia di Rosciano sotto la Maresana. Un mandato sacerdotale accolto con umiltà, spirito di servizio, attenzione ai giovani, alle famiglie, agli ammalati, con il dono apprezzabile di tentare sempre in ogni modo, forte della lezione di San Giovanni XXIII, di trovare ciò che può unire le persone. A Rosciano aveva sperimentato il campeggio di meditazione delle famiglie nell’area verde dell’omonimo santuario. “Durante la tradizionale festa mariana – amava ripetere – genitori e figli possono prendersi un po’ di tempo per riflettere sull’istituzione della famiglia alla luce delle esortazioni di Papa Francesco che al tema ha dedicato due Sinodi”. Don Sergio aveva da poco compiuto 55 anni (il 9 settembre). Si stava preparando, insieme alla comunità, all’ultima tappa dei 600 anni della parrocchia dedicati ai Santi Alessandro e Vincenzo martiri. Adesso il comitato istituito per l’evento, che don Sergio presiedeva, dovrà decidere se continuare, posticipare o lasciare inalterate solo le funzioni religiose previste nell’ultimo fine settimana di settembre. “Spesso Don Sergio – rammenta il sindaco Alberto Nevola – mi diceva che se non avesse fatto il prete, gli sarebbe piaciuto fare politica. Sicuramente sarebbe stato un ottimo politico, così come è stato un grande uomo di fede, perché Don Sergio amava profondamente le persone e si faceva carico dei loro problemi in modo totalizzante. Aveva una straordinaria capacità di cogliere l’essenza delle cose con parole semplici e dirette che non potevano lasciare indifferente perché sentivi che stava parlando dell’uomo e delle sue fragilità. Da laico posso dire che resterà sempre un grande riferimento”. Lascia nel dolore, oltre alle comunità dove ha esercitato il suo ministero, la mamma Maria, la sorella Antonella, i fratelli Matteo e Massimo, sette nipoti e due pronipoti con un terzo in arrivo. “I nipoti – ha ricordato la sorella con le lacrime agli occhi – erano la sua gioia anche se li vedeva poco per il tanto lavoro in parrocchia”. Il vescovo Beschi ricorda don Sergio come un sacerdote “affabile e disponibile” che “che ha voluto bene a tutte le persone che sono state affidate alla sua cura pastorale”. “Ha testimoniato con la vita e con le opere la sua fede nel Crocifisso Risorto. Ha celebrato, con cura e devozione, i sacramenti della Sua Presenza”. Il compagno di messa Giambattista Boffi lo ricorda come “creativo, gioviale, con il gusto delle cose belle e ben fatte declinate nell’annuncio del Vangelo“. “Giovedì sera volevo chiamarlo per invitarlo a concelebrare la messa del mio ingresso come parroco nella chiesa di Santa Lucia. Poi, credendo di disturbarlo avevo deciso di chiamare l’indomani. Una telefonata che purtroppo non ho potuto fare: di lì a poco il segretario del vescovo (don Giampietro Masseroli) mi informava della morte del mio confratello”. Con don Boffi c’era un legame stretto. Gli anni del seminario, un susseguirsi di incarichi pastorali che permetteva loro di incontrarsi spesso avevano cementato una solida e rispettosa amicizia. “Il suo dono più grande era la fantasia che condivideva negli anni degli studi con il sorriso e la disponibilità. Era anche un cultore della Storia e delle dinamiche politiche che l’accompagnavano”. Don Boffi ricorda, inoltre, come il suo ministero lo assorbisse completamente. Prima di tutto c’era la parrocchia, la gente che il vescovo gli aveva affidato. Anche a discapito della sua salute. Ciao Don Sergio, grazie per avermi fatto suonare le tue campane, R.I.P. Mattia
Ponteranica (BG) - Chiesa parrocchiale dei SS. Vincenzo & Alessandro M. - Concerto di 8 campane in Do3 fuse da Pruneri nel 1904 (Do3 e Re3 rifuse da A. Ottolina nel 1949) - Distesa a 5 campane e suono funebre della settima per il funerale del Parroco Don Sergio Scotti Don Sergio Scotti era originario di Bruntino. Era stato ordinato sacerdote il 20 giugno 1987 dal cardinale Carlo Maria Martini nella cattedrale di Bergamo. Il cardinale di Milano aveva sostituito nell’occasione il vescovo Oggioni perché malato. Don Sergio fu subito destinato come vicario parrocchiale di Santa Caterina in città (1987-1994). Poi le altre tappe di un ministero vissuto in pienezza di spirito: segretario dell’Opera San Gregorio Barbarigo e Vocazionista Diocesano per gli adolescenti (1994-1997), direttore della Casa dello Studente “Giovanni XXIII” (1997-2003) e successivamente vicario parrocchiale del Sacro Cuore in città e direttore della Scuola “Beato Nicola Barrè”. Dal 2008 era parroco di Ponteranica. L’anno successivo gli era stata affidata anche la parrocchia di Rosciano sotto la Maresana. Un mandato sacerdotale accolto con umiltà, spirito di servizio, attenzione ai giovani, alle famiglie, agli ammalati, con il dono apprezzabile di tentare sempre in ogni modo, forte della lezione di San Giovanni XXIII, di trovare ciò che può unire le persone. A Rosciano aveva sperimentato il campeggio di meditazione delle famiglie nell’area verde dell’omonimo santuario. “Durante la tradizionale festa mariana – amava ripetere – genitori e figli possono prendersi un po’ di tempo per riflettere sull’istituzione della famiglia alla luce delle esortazioni di Papa Francesco che al tema ha dedicato due Sinodi”. Don Sergio aveva da poco compiuto 55 anni (il 9 settembre). Si stava preparando, insieme alla comunità, all’ultima tappa dei 600 anni della parrocchia dedicati ai Santi Alessandro e Vincenzo martiri. Adesso il comitato istituito per l’evento, che don Sergio presiedeva, dovrà decidere se continuare, posticipare o lasciare inalterate solo le funzioni religiose previste nell’ultimo fine settimana di settembre. “Spesso Don Sergio – rammenta il sindaco Alberto Nevola – mi diceva che se non avesse fatto il prete, gli sarebbe piaciuto fare politica. Sicuramente sarebbe stato un ottimo politico, così come è stato un grande uomo di fede, perché Don Sergio amava profondamente le persone e si faceva carico dei loro problemi in modo totalizzante. Aveva una straordinaria capacità di cogliere l’essenza delle cose con parole semplici e dirette che non potevano lasciare indifferente perché sentivi che stava parlando dell’uomo e delle sue fragilità. Da laico posso dire che resterà sempre un grande riferimento”. Lascia nel dolore, oltre alle comunità dove ha esercitato il suo ministero, la mamma Maria, la sorella Antonella, i fratelli Matteo e Massimo, sette nipoti e due pronipoti con un terzo in arrivo. “I nipoti – ha ricordato la sorella con le lacrime agli occhi – erano la sua gioia anche se li vedeva poco per il tanto lavoro in parrocchia”. Il vescovo Beschi ricorda don Sergio come un sacerdote “affabile e disponibile” che “che ha voluto bene a tutte le persone che sono state affidate alla sua cura pastorale”. “Ha testimoniato con la vita e con le opere la sua fede nel Crocifisso Risorto. Ha celebrato, con cura e devozione, i sacramenti della Sua Presenza”. Il compagno di messa Giambattista Boffi lo ricorda come “creativo, gioviale, con il gusto delle cose belle e ben fatte declinate nell’annuncio del Vangelo“. “Giovedì sera volevo chiamarlo per invitarlo a concelebrare la messa del mio ingresso come parroco nella chiesa di Santa Lucia. Poi, credendo di disturbarlo avevo deciso di chiamare l’indomani. Una telefonata che purtroppo non ho potuto fare: di lì a poco il segretario del vescovo (don Giampietro Masseroli) mi informava della morte del mio confratello”. Con don Boffi c’era un legame stretto. Gli anni del seminario, un susseguirsi di incarichi pastorali che permetteva loro di incontrarsi spesso avevano cementato una solida e rispettosa amicizia. “Il suo dono più grande era la fantasia che condivideva negli anni degli studi con il sorriso e la disponibilità. Era anche un cultore della Storia e delle dinamiche politiche che l’accompagnavano”. Don Boffi ricorda, inoltre, come il suo ministero lo assorbisse completamente. Prima di tutto c’era la parrocchia, la gente che il vescovo gli aveva affidato. Anche a discapito della sua salute. Ciao Don Sergio, grazie per avermi fatto suonare le tue campane, R.I.P. Mattia