Lectura Dantis Firenze, 20 gennaio 2021 – Inferno XX
Firenze, 20 gennaio 2021 LECTURA DANTIS FIRENZE 2021 – ERMINIA ZAMPANO Dalla “Divina Commedia” trascritta e miniata dal pittore fiorentino Attilio Razzolini nel 1902. In occasione delle celebrazioni del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri (1265 – 1321) dalla città che gli dette i natali, di cui disse: «... I' fui nato e cresciuto / sovra 'l bel fiume d'Arno a la gran villa» (Inferno, XXIII, 94-95). Inferno, Canto XX – Nel fondo della quarta bolgia, Dante scorge anime che procedono senza parlare e con passo lento, piangendo dolorosamente. Sono gli indovini, i maghi, gli astrologi e i fattucchieri. Tutti hanno il viso girato dietro la schiena e sono costretti a camminare all’indietro, tanto che le lacrime si riversano tra le natiche. Di fronte allo stravolgimento del corpo umano, fatto a immagine di Dio e simbolo della perfezione divina, Dante prova orrore e piange. Virgilio lo rimprovera aspramente per aver provato pietà per quei dannati, che ingannarono consapevolmente il prossimo attraverso la magia e le pratiche divinatorie. Il poeta latino gli indica alcuni indovini dell’antichità classica, Anfiarao, Tiresia, Arunte, Manto, e del tempo medievale, Michele Scotto, Guido Bonatti, Asdente, ed anche alcune maghe e streghe che, con erbe, filtri magici e oggetti trafitti da spilli, facevano malefici.
Firenze, 20 gennaio 2021 LECTURA DANTIS FIRENZE 2021 – ERMINIA ZAMPANO Dalla “Divina Commedia” trascritta e miniata dal pittore fiorentino Attilio Razzolini nel 1902. In occasione delle celebrazioni del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri (1265 – 1321) dalla città che gli dette i natali, di cui disse: «... I' fui nato e cresciuto / sovra 'l bel fiume d'Arno a la gran villa» (Inferno, XXIII, 94-95). Inferno, Canto XX – Nel fondo della quarta bolgia, Dante scorge anime che procedono senza parlare e con passo lento, piangendo dolorosamente. Sono gli indovini, i maghi, gli astrologi e i fattucchieri. Tutti hanno il viso girato dietro la schiena e sono costretti a camminare all’indietro, tanto che le lacrime si riversano tra le natiche. Di fronte allo stravolgimento del corpo umano, fatto a immagine di Dio e simbolo della perfezione divina, Dante prova orrore e piange. Virgilio lo rimprovera aspramente per aver provato pietà per quei dannati, che ingannarono consapevolmente il prossimo attraverso la magia e le pratiche divinatorie. Il poeta latino gli indica alcuni indovini dell’antichità classica, Anfiarao, Tiresia, Arunte, Manto, e del tempo medievale, Michele Scotto, Guido Bonatti, Asdente, ed anche alcune maghe e streghe che, con erbe, filtri magici e oggetti trafitti da spilli, facevano malefici.